Lo svezzamento

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Lo svezzamento

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ma in realtà tutte le organizzazioni internazionali che si occupano della salute dei bambini, raccomanda di proseguire con l’allattamento al seno esclusivo fino al sesto mese di vita del bambino. Ciò non toglie che si possa cominciare a dare al bambino un po’ di frutta per abituarlo pian piano a consistenze diverse. Inoltre il bambino potrebbe manifestare prima dei sei mesi la volontà di assaggiare anche altri alimenti. Nel caso in cui nostro figlio smettesse di prendere il latte necessario per una giusta crescita, ci sarà ben poco da fare se non iniziare lo svezzamento un po’ prima. La fase di svezzamento ha un’importante risvolto psicologico: consente di avvicinare il bambino al piacere del cibo selezionando però i sapori che poi condizioneranno le sue scelte future. Per questo sono da evitare le creme di cereali dai sapori decisi, addizionate con zucchero o troppo dolci, così come i cibi troppo salati: se il piccolo si abitua a sapori estremi, tenderà a ricercare quel tipo di alimento anche crescendo. Dopo i 6 mesi, il latte non è più sufficiente a soddisfare le esigenze nutritive dei bambini. L’OMS ed i pediatri consigliano di introdurre gradualmente i vari cibi. Si parte quasi sempre da alcuni frutti, grattati o omogeneizzati. Pera e mela per prime e poi anche banana e prugna. Lo stomaco dei bimbi deve abituarsi pian piano ai cibi solidi che necessitano di tempi più lunghi di digestione. Anche il senso di sazietà cambierà e sarà normale che all’inizio dello svezzamento possano lasciare molta pappa. Dopo i primi giorni, durante i quali hanno iniziato a mangiare un po’ di frutta come spuntino, si procederà con la sostituzione del pranzo. Fino a circa un anno di vita, i pediatri sconsigliano l’uso del sale perché già presente in quantità sufficiente negli alimenti usati per la pappa. Sconsigliato anche l’uso dello zucchero e di bevande a base di esso, soprattutto con la comparsa dei dentini. Durante i pasti sarà necessario proporre solamente acqua. 

Alimenti introdotti con lo svezzamento

  • La frutta va consumata solo fresca e frullata. È una fonte essenziale di vitamine, sali minerali e fibre. In genere si inizia con la mela e in seguito la pera e così via, sempre nuovi frutti di stagione. Fino ai 10-11 mesi si sconsigliano gli agrumi, pesche e fragole per il loro potenziale allergizzante.
  • La verdura è fonte di vitamine e minerali ma soprattutto di fibre. Tutte le verdure, in crema, sono utilizzabili fin dalle prime fasi di svezzamento tranne le crucifere (cavoli e simili), i carciofi, l’aglio e la cipolla, che possono favorire la formazione di gas nell’intestino e vanno introdotti, in maniera molto graduale, intorno ai 10-12 mesi di vita.
  • Le farine sono alla base dell’alimentazione “salata” del bambino piccolo. Sono costituite da creme di cereali integrali passate al setaccio. Vanno privilegiate sempre quelle integrali, non addizionate di zuccheri, sale e vitamine. Si inizia in genere con la farina di riso, poi mais, orzo o tapioca per evitare l’effetto allergizzante del glutine contenuto nel grano, che viene introdotto intorno dopo il 10° mese di vita. Sullo scaffale del supermercato, della Parafarmacia e della farmacia possiamo trovare una grandissima varietà di “creme” di cereali per lo svezzamento di un neonato: riso, mais, tapioca, semolino di mais, avena, miglio. Prodotti nutrizionalmente calibrati, studiati apposta per i piccoli, e soprattutto pronti per l’uso: si unisce il brodo caldo, si mescola e in pochi minuti la pappa è pronta. 
  • Se un tempo la carne costituiva la base dell’alimentazione dei più piccoli, oggi il suo ruolo è stato molto ridimensionato. La carne, specie quella rossa, va consumata con molta moderazione fin dai primi anni di vita e, in generale, si privilegiano le carni bianche come il pollame. Da evitare del tutto salumi e insaccati. Semaforo verde, invece, per il pesce.
  • I latticini sono una fonte importante di calcio, ma la tendenza attuale a ridimensionare l’apporto di proteine di origine animale e di grassi ne ha ridotto il ruolo nell’alimentazione infantile. Il calcio è presente anche nei vegetali e soprattutto nei semi (per esempio in quelli di sesamo, che possono essere aggiunti alle pappe dopo averli ridotti in farina) e nelle acque minerali. 
  • L’uovo ha un elevato potere nutritivo (in proteine, grassi e vitamine) ma è anche allergizzante, specie nei primi mesi di vita. Verso i 10 mesi si può introdurre il tuorlo, dopo l’anno anche l’albume che deve essere sempre ben cotto. In genere si consiglia un uovo a settimana, come componente proteica di un pasto.

Ecco invece uno schema di massima della fase di svezzamento, secondo le linee guida dell’American Pediatrics Association e della Harvard Medical School.

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Le prime pappe

La prima pappa è costituita dal brodo vegetale integrato con creme di cereali, particolarmente digeribili, carne liofilizzata (e poi omogeneizzata dal 7° mese) e olio extravergine d’oliva per il condimento. Inizialmente si utilizzano cereali privi di glutine come tapioca, riso e mais, dopo il 6° mese anche le creme multicereali e il semolino. Il primo brodo vegetale è preparato solo con carote e patate, poi, con il passare dei giorni si può arricchire con altre verdure: zucchine, fagiolini, lattuga. Se non si manifestano problemi di allergie, potranno essere inserite anche altre verdure, tranne il pomodoro che andrebbe dato dopo i 10 mesi di vita. Dal 7° mese si possono inserire il prosciutto cotto (senza polifosfati, lattosio e glutine) e il formaggio (grana padano, parmigiano reggiano, ricotta, crescenza) e lo yogurt. Dall’8° mese si introduce i legumi, passati e senza buccia come le lenticchie rosse decorticate inizialmente e poi tutti gli altri, sempre passati al setaccio, e del pesce (trota, sogliola, nasello, platessa). Al 10° mese la carne e il formaggio possono essere sostituiti dal tuorlo d’uovo (1-2 volte a settimana) e solo al compimento dell’anno, si può dare al bimbo anche l’albume d’uovo.

Conosciamo meglio la “tapioca”

La tapioca è un ottimo ingrediente per le prime pappe dei bambini. Altamente digeribile, ricca di amidi e non allergizzante diviene preziosa per lo svezzamento. La tapioca è un prodotto che deriva dal tubero della manioca, pianta conosciuta anche con il nome di cassava o yucca. La tapioca è ottenuta dalla raffinazione della manioca. La farina di tapioca contiene molti carboidrati e amidi ottimi per la preparazione di creme e passate. La tapioca in generale contiene un piccola parte di fibre, un’altra parte di grassi vegetali buoni, qualche sale minerale e infine una minima parte di proteine. Questo alimento è naturalmente privo di glutine e questo permette l’utilizzo anche per chi soffre di celiachia. Il suo basso contenuto proteico e la sua composizione rende la tapioca uno degli alimenti meno allergizzanti. Durante lo svezzamento proprio nel primissimo periodo la tapioca è un alimento indicatissimo per il neonato. La sua alta digeribilità, la presenza di amidi vegetali e l’assenza di glutine la rendono perfetta per iniziare lo svezzamento. In commercio spesso troviamo confezioni già pronte per la preparazione delle pappe nel neonato e la tapioca è uno degli ingredienti principali. Troviamo spesso la tapioca associata al mais proprio per equilibrare e bilanciare la composizione di nutrienti nelle prime pappe del bambino. Il gusto della tapioca inoltre è dolce e la consistenza è sia cremosa che gelatinosa. Nei neonati tali aspetti organolettici sono molto apprezzati e quindi la tapioca è a tutti gli effetti un buon alimento per iniziare lo svezzamento. La sua capacità di addensare e legare gli ingredienti nelle ricette le permette quindi una ottima versatilità nelle preparazioni delle pappe (3).

La farina di mais

La farina di mais si ottiene dalla macinazione dei semi di Zea mais. Ricca di carotenoidi, ha un’azione antiossidante. È adatta per i celiaci e usata per la preparazione di polente e come addensante. La farina di mais si ricava da Zea mais, una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Graminacee, originaria dell’America centrale, ora coltivata praticamente in tutto il mondo. Il mais contiene vitamina A, vitamina E e vitamina PP. Minore la presenza di vitamine B1 e B2. Le componenti più significative ed importanti del seme di mais sono rappresentati dall’amido e dalle proteine. Le proteine (zeina e zeatina) avendo un elevato contenuto di amminoacidi essenziali sono fondamentali per la formazione dei tessuti del corpo umano. Sono presenti anche sali minerali (potassio, calcio, fosforo, magnesio, ferro, rame, zinco, e selenio). I celiaci possono consumare alimenti a base di farina di mais, proprio perché il cereale non forma glutine a contatto con l’acqua. È una fonte di acido folico e vitamina B1, pertanto, indicato per l’alimentazione in gravidanza e per i bambini, a partire dalla prima infanzia: la crema di mais è uno dei primi alimenti ad essere introdotti nella dieta durante lo svezzamento. Il mais, inoltre, presenta una buona quota di ferro e di altri minerali, pertanto utile in caso di anemia. È particolarmente digeribile ed è ricco di fibra alimentare, per questo motivo è un alleato prezioso per stomaco e intestino (4).

La farina di riso

Il nome di battesimo del riso è Oryza sativa e appartiene alla famiglia delle Graminacee. Il riso è un cereale conosciuto dall’antichità e alcuni sostengono che sia stato il primo cereale ad essere utilizzato, prima ancora del frumento. Soltanto in Italia si coltivano circa cinquanta varietà, diverse per forma e dimensione dei chicchi, oltre che per fragranza e contenuto. La farina di riso è un derivato del noto cereale, dalle innumerevoli applicazioni gastronomiche; più precisamente si tratta di una polvere ottenuta dalla macinazione dei frutti della Oryza sativa (Famiglia Poaceae, Genere OryzaSpecie O. Sativa). Fra le principali proprietà del riso c’è sicuramente la sua digeribilità a cui si associa l’elevato assorbimento a livello intestinale dei nutrienti contenuti. La componente glucidica del riso presenta, inoltre, un effetto regolatore sulla flora intestinale, tant’è che il riso in bianco si utilizza come adiuvante nella terapia dei disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale. Il riso, inoltre, possiede un aminoacido essenziale, la lisina, e proteine di buona qualità. Quanto alla componente lipidica, contiene soprattutto acidi grassi essenziali. Ha molto potassio e poco sodio ed è quindi un alimento indicato in chi soffre di ipertensione arteriosa. Il riso è privo di glutine e può quindi essere consumato anche da chi soffre di celiachia.

Articolo scritto dalla Dott.ssa Elena Corradeschi


Bibliografia
      1. Maffei, F. (2000). Primo cibo, primo amore. L’importanza dell’allattamento materno e della relazione favorevole (Vol. 100). FrancoAngeli.
      2. Alais, C. (2000). Scienza del latte. Tecniche nuove.
      3. Benedetti, M. (2009). valutazione della qualità microbiologica dei prodotti in polvere per l’infanzia.
      4. Capasso, F., De Pasquale, R., & Grandolini, G. (2011). Farmacognosia: Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali. Springer Science & Business Media.

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