Mirtillo nero: proprietà note e…nascoste!

Mirtillo nero: proprietà note e…nascoste!

Sempre nuove ricerche rivelano le proprietà benefiche dei frutti di bosco e in particolar modo del mirtillo, definito la nuova arma anti-obesità. L’alto contenuto di flavonoidi lo rende un potente antiossidante naturale per combattere i radicali liberi, ottimo nel trattamento dei disturbi circolatori e regolatore dei livelli di colesterolo. Ma c’è di più…..

Le proprietà del Mirtillo

Il mirtillo contiene zuccheri, sali minerali, flavonoidi, tannini, vitamine A, C e B.                          

L’alto contenuto di polifenoli, con proprietà vasoprotettrici, rende il mirtillo un ottimo alleato per il trattamento dei disturbi circolatori e contro la fragilità capillare in quanto si riduce la permeabilità dei capillari, si rafforzano i vasi sanguigni e ne migliora l’elasticità.

Grazie alla presenta di vitamine e sali minerali al mirtillo sono riconosciute ottime proprietà antiossidanti in grado di inibire la formazione di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Le antocianine contenute nelle bacche sono in grado di migliorare la vista. Sempre queste sostanze conferiscono al mirtillo un effetto antisettico e diuretico, utile nel trattamento di diarrea e cistite e più in generale nel regolarizzare il transito intestinale.  Da non sottovalutare le proprietà delle foglie che sono un ottimo ipoglicemizzante e proteggono dai danni del diabete 

Cosa dice la ricerca scientifica

Dalle pagine dell’European Journal of Clinical Nutrition si legge di uno studio condotto  dall’Università di Turku (Finlandia), secondo il quale un consumo adeguato di bacche e frutti di bosco protegge dal rischio d’infiammazione, malattie del fegato e dalla sindrome metabolica. Gli studiosi hanno analizzato gli effetti del consumo quotidiano di almeno 163 g dei frutti di bosco, tra cui mirtilli e ribes registrando una riduzione del 23% i livelli dell’enzima ALT (alanina amino transferasi), marker della steatosi epatica non alcolica. Secondo i ricercatori ciò è legato ad un aumento dei livelli di adiponectina, un ormone proteico legato a diversi processi metabolici.   

Il mirtillo può aiutare a mantenere sotto controllo i livelli di colesterolo regolando l’espressione di geni che, nel fegato, ne regolano il metabolismo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Agricultural Research, in cui sono stati individuati i geni  responsabili della diminuzione del colesterolo plasmatico totale e di VLDL (una forma di colesterolo ”cattivo”). 

I ricercatori del Worcester Polytechnic Institute (Usa) sono alla ricerca della sostanza chiave contenuta nel mirtillo, capace di contrastare le infezioni batteriche, soprattutto del tratto urinario. Uno studio pubblicato su Food Science and Biotechnology ha messo sotto stretta osservazione le proantocianidine, sostanze naturali bioattive, candidate a diventare la ”pillola” magica contro la formazione di colonie di batteri E.Coli. L’indagine ha, tuttavia, dimostrato che il succo di mirtillo puro e’ più efficace delle sue singole componenti, in particolare la bevanda riesce a bloccare gli uncini con cui il batterio E.Coli si aggancia ai tessuti, riducendo l’aderenza e quindi la formazione di biofilm batterici in zone sensibili del corpo umano.

Utilizzi del Mirtillo

Decotto

Il decotto si prepara con 70 grammi di bacche fatte bollire per 5 minuti in 1 litro di acqua e bevuto durante l’arco della giornata.

Tintura madre

La tintura madre di prepara con 100 grammi di bacche poste a macero in 700 grammi di alcool a 60° per 10-15 giorni, meglio se in un recipiente esposto al sole. Infine si filtra e si consuma per vari usi quali stimolante delle funzioni gastriche, antisettico, ipoglicemizzante o antidiarroico.

Controindicazioni del Mirtillo

Dosi molto elevate di Mirtillo possono interferire con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti.

Articolo a cura della Dott.ssa Barbara Danielli

Gli italiani ed il consumo di farmaci!

Vi siete mai chiesti quale sia il rapporto degli italiani con i farmaci? Qui abbiamo raccolto qualche spunto di come si sia evuluto negli ultimi 17 anni il consumo dei farmaci e un confronto con gli altri paesi europei

I dati ISTAT (sono consultabili liberamente qui) fotografano, tra le tante abitudini degli italiani, la propensione al consumo di farmaci. La serie storica ci mostra la percentuale di persone che ha fatto uso di farmaci nei due giorni precedenti il campionamento statistico dal 2001 al 2016. È evidente l’aumento piuttosto marcato da inizio a fine periodo dal 34% ad oltre il 41% (+21%). Il profilo di crescita è comune a uomini e donne, seppur con una sostanziale differenza tra i due sessi: dal 38% al 45% (+18%) nel caso delle signore, dal 29% al 37% (+28%) per i signori. Abbastanza evidente un calo di circa il 3% tra il 2009 ed il 2011 che sembra coincidere con il periodo più buio della crisi finanziaria iniziata nel 2008-2009.

serie-storica

Qui sotto invece la divisione per classi di età, e non ci meraviglia che con l’andare del tempo più facilmente si ricorra all’uso di farmaci. Il 90% degli ultra settantacinquenni ha usato farmaci nei due giorni precedenti al campionamento, mentre è abbastanza sorprendente come già nella fascia della tenera età (0-14 anni), il 14% degli individui ne faccia frequentemente uso.

gruppi-eta

Se andiamo invece ad analizzare la distribuzione nelle macro regioni italiane

si nota come al centro-nord la tendenza all’uso di farmaci sia di poco superiore a quella di sud ed isole. Curiosamente la regione Toscana sembra mostrare una particolare propensione all’uso di farmaci, oltre la media nazionale.

area-geografica

Analizzando invece le differenze tra centri abitati il maggior consumo si ha nei piccoli centri fino a 10000 abitanti. Le medie cittadine di provincia fino a 50000 abitanti risultano essere quelle più in salute.

Conclusioni

In conclusione i dati mostrano una sempre maggior propensione degli italiani all’utilizzo di farmaci; ci mostrano anche qualche sorpresa che non ci aspettavamo e ci suggeriscono di usare la dovuta cautela, affidandosi ai professionisti della salute piuttosto che improvvisarsi meccanici della meravigliosa macchina che è il nostro corpo.


Qui potete trovare qualche ulteriore approfondimento:

https://www.federfarma.it/Edicola/FiloDiretto/Filodiretto/maggio2017/11-05-2017-00-49-38.aspx

http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/submitViewTableAction.do

http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/04/02/aumenta-luso-di-farmaci-in-italia-il-consumo-di-antidepressivi-regione-per-regione/?refresh_ce=1

Curcuma, le proprietà di una spezia antichissima

La Curcuma

La curcuma, dall’arabo “Kurcum” che significa giallo, è una spezia antichissima ottenuta dalla essiccazione e macinazione del rizoma di Curcuma Longa (detta anche Turmeric) che ha dimostrato nell’arco dei secoli notevoli proprietà. Componente tra le altre cose del curry, è detta anche “Golden spice“, e da circa 4000 anni viene utilizzata quotidianamente dalle popolazioni dell’India come componente fondamentale della medicina Ayurvedica ma anche della loro cucina.

Le proprietà curative di questa pianta, oramai conosciuta da molto tempo dalla medicina tradizionale indiana, sono attualmente protagoniste di numerosi studi. Emerge infatti un notevole potere antinfiammatorio ed antiossidante della Curcuma che la rende un ottimo alleato in numerose patologie a base infiammatoria. Ad oggi l’infiammazione è considerata l’anticamera di patologie che vanno dalle più comuni infiammazioni articolari, alle più importanti patologie autoimmuni, ai tumori, all’Alzheimer, alle complicazioni cardiovascolari ed alla depressione.

A dimostrare l’importanza che rivestono i fattori antinfiammatori, intesi come prevenzione ma anche come cura, secondo Oshima et al. (2014), il 25% di tutti i tumori maligni sono la conseguenza di infammazione cronica e stress ossidativo. In conseguenza a tali affermazioni negli ultimi anni è stata presa in considerazione la possibilità di utilizzare i cosiddetti farmaci antinfiammatori, in particolare i FANS (nimesulide, ibuprofene, acido acetilsalicilico ecc.) per la cura e la prevenzione di patologie come i tumori e patologie cardiovascolari. Purtroppo i numerosi effetti collaterali in termini di gastrolesività e cardiotossicità hanno reso tale possibile utilizzo non applicabile. Da qui nasce questa crescente attenzione nei confronti di prodotti di origine naturale come la curcumina, che presenta buoni valori nella risposta antinfiammatoria ed antiossidante e bassi profili di tossicità.

Curcuma Longa e Curcumin

Le proprietà della Curcuma sono dovute alla presenza dei curcuminoidi, molecole dotate di attività antiossidante della classe dei polifenoli, sostanze presenti in natura in numerosi alimenti che noi mediterranei conosciamo molto bene: frutta, verdura, cereali, legumi, olio extravergine di oliva, ma anche cioccolato fondente, vino rosso, tè e caffè.
I polifenoli rappresentano i composti in primo piano della dieta mediterranea che è caratterizzata da un’ attività antinfiammatoria e preventiva di numerose patologie, tanto da essere stata valorizzata dalle ricerche epidemiologiche e cliniche di questi ultimi anni (Benelli et al., 2015).

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Di tutte le varietà di Curcuma quella Longa è la più conosciuta e studiata. Dalla procedura di estrazione con solventi si ottengono concentrazioni di Curcumin (o Curcumina) il curcuminoide più importante, che variano dal 2 al 7% a seconda della qualità della pianta. Il Curcumin, costituisce il 95-97% dei curcuminoidi e le sue proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie sono proprio dovute alla sua struttura molecolare. Le problematiche più importanti nell’utilizzo della Curcuma riguardano proprio il fatto che il Curcumin ha una bassa biodisponibilità, motivo per cui gli studi recenti si sono concentrati su formulazioni ad aumentata biodisponibilità del principio attivo stesso.

Curcuma e proprietà

La Curcuma, ha dimostrato proprietà importanti, convalidate da numerosi studi scientifici.

Qui sono elencate quelle di maggior rilievo:

  • miglioramento della digestione
  • miglioramento dei profili cardiovascolari
  • attività depurativa ed antinfiammatoria epatica
  • miglioramento degli stati infiammatori osteoarticolari e delle patologie autoimmuni
  • proprietà antitumorali
  • proprietà antidepressive ed ansiolitiche

Ma andiamo a vedere più nello specifico.

Miglioramento della digestione

La Curcuma è dotata di attività coleretiche (aumento della secrezione della bile) e colagoghe ( stimola la contrazione della colecisti con conseguente svuotamento della bile nell’intestino). Questa sua caratteristica porta ad un miglioramento dei processi digestivi e favorisce un ricambio della bile con prevenzione delle calcolosi biliari stesse. Purtroppo però non dovrebbe essere utilizzata da persone che sono già affette da calcolosi biliari o da ostruzioni della colecisti, in quanto potrebbe esacerbare sintomatologie come le coliche epatiche. Ricordiamo che in tali casi è sempre importante avere un parere medico.

Mioglioramento dei profili cardiovascolari

La Curcuma ha dimostrato importanti attività cardiovascolari. In primis causa un decremento del colesterolo fino a -12% con aumento del colesterolo buono (HDL) fino al 25-30%. Le caratteristiche antiossidanti del Curcumin inibiscono l’ossidazione dei grassi, prevenendo la formazione delle placche ateromatose, sfavorendo così i processi aterosclerotici. Non da trascurare le sue proprietà anticoagulanti, ovvero la capacità di aumentare la fluidità del sangue, utile nella prevenzione dei fenomeni trombotici. Quest’ultima caratteristica deve essere tenuta in considerazione in quei pazienti che utilizzano farmaci per la coagulazione, in particolare Warfarin (Coumadin).

Attività depurativa ed antinfiammatoria epatica

Dotata di proprietà epatoprotettive e disintossicanti, riduce tutti quei processi infiammatori e di accumulo che nel fegato possono portare  a steatosi o calcolosi epatiche. Come abbiamo detto sopra, nei pazienti con calcolosi epatiche od ostruzione della colecisti è importante avere un parere medico prima di assumere la Curcuma.

Miglioramento degli stati infiammatori osteoarticolari e delle patologie autoimmiuni

La Curcuma e nello specifico la Curcumina hanno dimostrato effetti antinfiammatori importanti inibendo enzimi come la COX-2 e la 5-LOX, responsabili della formazione dei fattori pro-infiammatori, ed al tempo stesso riducendo localmente la formazione di sostanze proinfiammatorie come citochine, ROS ed RNS. Tali attività si sono dimostrate efficaci nel trattamento di patologie infiammatorie croniche come le artriti ma anche in patologie autoimmuni più importanti come la sclerosi multipla, il Lupus e l’artite Reumatoide stessa (Advances in Experimental Medicine and Biology 595:425-51, February 2007).

Proprietà antitumorali

La sua capacità di inibire enzimi come COX-2 e 5-LOX, responsabili della formazione di fattori infiammatori importanti, ma anche citochine, molecole di adesione e fattori di crescita, ha destato l’interesse della comunità scientifica. Sappiamo oggi che circa il 25% dei casi di cancro nel mondo sono da attribuire all’infiammazione cronica (Hiraku et al. Cancer and in ammnation mechanisms. Ed. Wiley, 2014). In seguito a tale affermazione non ci deve stupire l’interesse che suscita la Curcuma nello sviluppo di eventuali farmaci antitumorali innovativi viste le sue proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie.

 

Proprietà antidepressive ed ansiolitiche

Infiammazione e stress ossidativo sono fattori chiave nella patogenesi della neurotossicità e dell’alterazione dell’asse Ipotalamo-Pituitario-Surrenalico che inducono ansia e depressione. Il Curcumin, con i sui meccanismi antinfiammatori ed antiossidanti, contrasta tali effetti, agendo in modo indiretto in modo positivo sull’omeostasi dell’umore.

Conclusioni

La Curcuma è tutt’oggi studiata su molti fronti. Le sue potenzialità la rendono interessante per applicazioni di varia natura. turmeric-3006644_960_720Nonostante tutto, dobbiamo sempre tenere in considerazione il fatto che i principi attivi in essa contenuti possono avere anche effetti collaterali non trascurabili, in caso di abuso, ma anche di associazione con altri farmaci in terapie multiple. A tal proposito è importante sempre ricordare che ciò che è naturale non è sempre innocuo. E’ importante avere un parere professionale del tuo farmacista di fiducia o del tuo medico per garantire un utilizzo corretto dei rimedi naturali, in modo da trarne il massimo beneficio con il minimo rischio.

Dott. ssa Martina Bernardini

 

La merenda giusta per i nostri piccoli che vanno a scuola

LA MERENDA GIUSTA PER I NOSTRI PICCOLI CHE VANNO A SCUOLA 

Con il ritorno a scuola, i genitori devono affrontare il dilemma amletico ricorrente: “che merenda gli faccio mangiare?”  La merenda è il momento preferito dai bambini ma non si deve trasformare in un’occasione per imbottirsi di junk food (cibo spazzatura). Gli scaffali dei supermercati offrono numerose possibilità di scelta, ma non tutte si rivelano esattamente salutari. Molte merendine contengono coloranti, conservanti e zuccheri in eccesso. La merenda deve essere scelta con cura, non solo per il piacere dei sensi e del palato, ma anche per il benessere del fisico. Insomma si al gusto, no alle schifezze. Cosa mangiare allora per merenda? Forse, però, sarebbe meglio parlare di merende, al plurale. Solitamente, gli spuntini sono due: uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio.

Lo spuntino di metà mattina si consuma a scuola e l’alimento ideale è un frutto di stagione che, soprattutto per i più piccoli, andrebbe sbucciato, tagliato a pezzetti e conservato in un contenitore ermetico. Alcune valide alternative sono frutta secca, yogurt, biscotti fatti in casa oppure qualche quadratino di cioccolato fondente. Non sono consigliabili gli snack confezionati, compresi i crackers, spesso ricchi di grassi. Se i bambini non pranzano a scuola, va bene un piccolo panino farcito con prosciutto cotto, prosciutto crudo o marmellata. Il panino non è invece consigliabile quando i bimbi pranzano a scuola per il tempo ridotto tra la colazione e il pranzo.

Il momento della merenda pomeridiana spesso coincide con il ritorno a casa dei bambini, se pranzano a scuola, oppure con la pausa dai compiti. È quindi un momento particolare che può diventare, nel contesto di una dieta sana, l’occasione per un momento di golosità. Ecco qualche idea per una merenda sana e gustosa.


Alcune idee:

  • Spiedini di frutta fresca con frutta secca mista. I bambini mangiano con gli occhi e uno spiedino di frutta pieno di colori sicuramente stuzzicherà la golosità anche dei palati più difficili.
  • Macedonia con cioccolato fondente. Spesso il cioccolato fondente non viene apprezzato dai bambini, ma inserito in un contesto di frutta, può risultare molto gradito.
  • Yogurt bianco con frutta fresca a pezzetti. Un classico non solo per la colazione degli adulti.
  • Macedonia con gelato o anche solo gelato. Questo argomento l’abbiamo già affrontato in un precedente articolo e sappiamo bene il potere nutrizionale.
  • Un tazza di latte e un frutto. Energizzante e disintossicante.
  • Una fetta di una torta semplice preparata in casa. La preparazione di dolci caserecci può anche diventare un gioco educativo. Manipolare  e pasticciare il cibo insegna i principi della dieta corretta.

Infine l’acqua non deve mai mancare. A qualsiasi età è uno degli elementi principali.

A cura della Dott.ssa Barbara Danielli


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Obesità e quoziente intellettivo nei bambini

OBESITÀ e QUOZIENTE INTELLETTIVO NEI BAMBINI 

Secondo gli ultimi studi, sono almeno 3 i periodi a rischio per obesità: primo anno di vita, tra i 4 ed i 6 anni e il periodo puberale, ma già il neonato, con peso elevato per l’età gestazionale, è più a rischio di obesità e diabete nelle età successive. Infatti, è stato dimostrato che il periodo fetale, i primi due anni di vita e l’adolescenza sono le tappe della vita maggiormente a rischio per lo sviluppo di un’eventuale futura obesità, in quanto una volta aumentato il tessuto adiposo, non è poi possibile sopprimere lo “stimolo della fame” prodotto dal grasso. Non solo, i bambini che mangiano patatine su patatine fritte, dolci e pizza prima dei tre anni, a otto anni si ritrovano con un quoziente intellettivo inferiore ai coetanei che nella prima infanzia sono stati nutriti con verdure, frutta e pasti preparati in casa. I risultati dello studio hanno rivelato un divario di ben cinque punti nei quozienti intellettivi dei bambini che hanno sempre mangiato sano e quelli che invece erano abituati ad alimenti da fast food.

I principali errori alimentari rilevati comunemente in diversi studi effettuati sono qui brevemente elencati:

  • La prima colazione è di frequente frettolosa, ridotta o “dimenticata”.
  • Lo spuntino del mattino è, di conseguenza, ipercalorico.
  • Il latte è precocemente abolito e sostituito da bevande gassate e zuccherate
  • Un consumo eccessivo di proteine animali, grassi saturi e sodio, mentre si registrano carenze di carboidrati complessi (amidi), fibra alimentare, calcio, ferro, zinco e acido folico.
  • Il pranzo è spesso incompleto e veloce.
  • La merenda del pomeriggio, carente di latte o yogurt o frutta, è basata su cibi industriali (snack dolci o salati) o carboidrati ad alto indice glicemico (pane, patate, succhi di frutta, dolciumi).
  • La cena (molto spesso l’unico momento di “aggregazione familiare”), tende ad essere il pasto principale della giornata, spesso ipercalorico e carente comunque di verdure e frutta.
  • La tendenza è di ridurre il numero dei pasti assunti negli orari canonici al domicilio e di ingerire più “pasti-snack”, consumati senza soluzione di continuità durante la giornata a scuola, al lavoro o nei locali pubblici.
  • La diffusione nelle scuole di distributori automatici di alimenti ad alto contenuto di grassi e di zuccheri semplici e di bibite analcoliche dolci, non facilita il corretto comportamento alimentare.
  • Infine è pressante il ruolo dei mass media, i soli a fare educazione alimentare, quasi mai obbiettiva.

Concludendo, come si diventa adulti sani e intelligenti?

Una corretta alimentazione che preveda il 12-15% delle calorie sia fornito dalle proteine, il 25-30% circa dai lipidi e il 55-60% circa dai carboidrati. La distribuzione dei pasti deve avvenire in 5 appuntamenti con il cibo, così suddivisi: 15% di calorie a colazione, due piccoli snacks che apportino un 10% di energia, 40% a pranzo, 35 % a cena. Attività fisica fin dai primi anni di vita e sane abitudini familiari.

Zucca gialla…non solo un simbolo di Halloween

Zucca gialla…non solo un simbolo di Halloween

Protagonista indiscussa per la festa di Halloween, la zucca gialla è la regina dell’orto in autunno. Le qualità nutritive sono notevoli tanto da consigliarne il suo consumo almeno 2 volte a settimana. Vediamo in dettaglio perché.
Malgrado il sapore molto dolce la zucca è l’ortaggio più efficace a controllare il metabolismo degli zuccheri. Viene inserita nelle diete ipocaloriche e in quelle dei pazienti diabetici e ipertesi, grazie al bassissimo contenuto sia glucidico che lipidico, compensato da elevate percentuali di fibre, vitamine e sali minerali: 100 grammi di zucca apportano solo 26 kcal circa, e questo è possibile per via dell’elevato contenuto d’acqua, di cui è costituita per circa il 90%. Non dimentichiamoci la sua azione lassativa, disintossicante e antinfiammatoria, grazie al contenuto di fenoli che, però, si perdono in gran parte per la bollitura e la frittura; così pure la vitamina C che diminuisce del 15% con la cottura.

L’alto contenuto di fibre in associazione all’elevata percentuale di acqua, conferiscono alla zucca gialla proprietà benefiche sia per combattere la ritenzione idrica che a carico dell’intestino. Particolarmente favorisce il corretto funzionamento del transito intestinale in caso di stipsi ricorrente, poiché modifica la consistenza fecale e riequilibra la flora intestinale. Tale caratteristica si rivela strategica in casi di coliti e in presenza di emorroidi. Ancora, i semi di zucca hanno spiccate proprietà vermifughe e antiparassitarie, utilissime nel prevenire prostatiti e cistiti.

Infine una curiosità. La zucca gialla è una buona fonte di magnesio che aiuta il rilassamento muscolare, apportando benefici fisici e di umore. In più, contiene il triptofano , un amminoacido coinvolto nella produzione di serotonina, l’ormone del buonumore, utile a combattere l’insonnia, la fame nervosa e la depressione.

A cura della Dott.ssa Barbara Danielli
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La giusta alimentazione in gravidanza e allattamento

LA GIUSTA ALIMENTAZIONE IN GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

In alcune fasi della vita della donna è importante seguire un’alimentazione specifica e mirata per soddisfare le esigenze nutritive dell’organismo. Il nostro viaggio sull’educazione alimentare oggi si sofferma sull’ alimentazione in gravidanza e allattamento.

in gravidanza

Durante la gestazione è essenziale assicurare alla madre non solo l’energia e i nutrienti necessari per mantenersi in buona salute, ma anche consentire la crescita del bambino e le riserve per l’allattamento.
Cosa mangiare? È del tutto infondato il detto popolare che consiglia di “mangiare per due”, anzi l’aumento del peso in gestazione deve essere attentamente monitorato da personale sanitario esperto. Infatti un insufficiente apporto o un surplus calorico concorrere a determinare alterazioni al bambino e complicazioni nel parto.
Durante la gravidanza è aumentato il livello energetico e quello di importanti nutrienti. Per soddisfare questi particolari bisogni nella dieta non devono mancare i cereali (in particolare integrali), latticini, carne, pesce, uova, legumi, frutta, verdura e olio extravergine di oliva a crudo. In generale, sempre su consiglio di specialisti, può essere utile un’integrazione di vitamine e minerali. È bene evitare fin dal primo trimestre bevande alcoliche e moderare il consumo di caffè, tè e bevande a base di cola. Attenzione anche all’assunzione del sale, per evitare gonfiori e ritenzione soprattutto nell’ultimo trimestre.
Infine ricordo l’importanza dell’igiene alimentare al fine di prevenire molte infezioni alimentari (toxoplasmosi, salmonellosi ecc.); è sempre buona norma consumare uova, carne, pesce ben cotti e frutta e verdura lavate accuratamente.

in allattamento

Come già trattato nel precedente articolo sulla nutrizione dei lattanti (fare link), la corretta alimentazione è fondamentale sia come garanzia di una composizione ottimale del latte, sia per soddisfare l’aumentato fabbisogno nutrizionale della neo-mamma.
Cosa può mangiare la madre che allatta. Spesso mi si chiede se evitare alcuni cibi che fanno assumere un gusto sgradevole al latte. Ciò è vero in parte, perché abituare il neonato a gusti diversi, lo aiuta durante la fase dello svezzamento. È bene invece soffermarsi sugli alimenti salutari per la madre e per la produzione di latte. Secondo le linee guida del Ministero della Salute via libera per pane, pasta, riso mentre è sconsigliato consumare dolci. Discorso a parte meritano i grassi poiché la componente lipidica del latte è influenzata dalla dieta materna. L’olio d’oliva è una preziosa fonte di acidi grassi essenziali, così come il pesce fornisce grassi Omega 3. Il consumo quotidiano di verdura e frutta fresca apporta vitamine e rappresenta un’ottima fonte di fibra. Non dimentichiamo che l’allattamento causa una consistente perdita di calcio, quindi è ottimo consumare latte, yogurt o formaggi magri.
Infine, mi soffermo sull’idratazione: va incoraggiata un’assunzione regolare e abbondante di acqua oligominerale a basso contenuto di sodio con concentrazione di nitrati non superiore a 10 mg/l.
Se la dieta è equilibrata, gli alimenti sopra descritti compensano pienamente le spese energetiche sostenute per la produzione di latte purchè sia garantito un ”surplus” nutrizionale. Molto spesso mi chiedono consulenza neo-mamme che in allattamento sono ingrassate molto più che in gravidanza. È bene ricordare che il fabbisogno energetico deve tener conto della corporatura, attività fisica svolta e quantità di latte prodotto. Se si eccede questo apporto la conseguenza è un aumento in peso (difficile poi da smaltire), mentre un apporto calorico inferiore può ridurre la produzione giornaliera di latte. Per dubbi, è sempre opportuno chiedere consiglio a personale esperto.

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L’alimentazione nei primi tre anni di vita

L’ALIMENTAZIONE NEI PRIMI 3 ANNI DI VITA

In ogni fase della vita è importante seguire un’alimentazione specifica per soddisfare le esigenze  dell’organismo. L’età evolutiva – dalla nascita all’adolescenza – rappresenta un momento delicatissimo in cui la giusta dieta contribuisce alla crescita e aiuta a prevenire l’insorgere di  malattie nell’adulto di domani. Con questo articolo inizia l’analisi delle fasi più importanti della vita.

Allattamento al seno

La scelta migliore che una mamma possa fare è allattare al seno. Infatti è scientificamente provato l’altissimo valore del latte materno, in quanto esso consente una nutrizione equilibrata  in tutte le componenti, difende dalle infezioni, ritarda la comparsa di eventuali allergie, risponde alle esigenze nutrizionali, digestive e metaboliche del neonato.  La versatilità del latte materno si registra  non solo con il passare dei mesi ma anche nell’arco della giornata e perfino durante la singola poppata. Per tale motivo si consiglia di protrarre l’allattamento per un periodo di almeno sei mesi. Solo se vi sono specifici e gravi impedimenti, si può optare per l’allattamento artificiale, su consiglio del pediatra, con le “formule per lattanti”, la cui composizione è attualmente regolamentata dalla legislazione nazionale in linea con la legislazione europea.

Dopo il sesto mese di vita

si può iniziare il passaggio graduale verso un’ alimentazione più varia. Il latte risulta insufficiente a soddisfare le esigenze del bambino e deve essere affiancato con alimenti diversi in natura e consistenza.

Quali sono gli alimenti consigliati?

In primis frutta e verdura perché contengono vitamine, sali minerali,  ferro e fibre. Carne e pesce sono essenziali per l’apporto di proteine, ferro e vitamine del gruppo B;  in particolare il pesce è altamente digeribile e povero in grassi. I cereali (mais, tapioca, riso, frumento, avena) sono una buona fonte energetica. L’olio extravergine di oliva fornisce gli indispensabili acidi grassi ed è facilmente digeribile. Il formaggio e lo yogurt assicurano il calcio e le proteine di elevata qualità.

Le raccomandazioni

sono semplici: gradualità nell’introdurre nuovi cibi ed nel primo anno evitarne alcuni  allergenizzanti (pomodoro, fragole, legumi etc.). Questi alimenti vanno fatti assaggiare a piccolissime dosi gradualmente crescenti.  Inoltre, è importante non aggiungere sale, non eccedere nell’uso di zucchero ed evitare il miele. Infine, fino a 36 mesi è caldamente sconsigliata la somministrazione di latte vaccino.

Dopo i 2 anni

il bambino può affrontare un’ alimentazione qualitativamente simile a quella dell’adulto. Consumare 4-5 pasti giornalieri, privilegiare i legumi a discapito di carne e formaggi; alternare la carne con il pesce almeno 3-4 volte a settimana. Questo tipo di alimentazione con una adeguata assunzione di frutta e verdura garantisce un sufficiente apporto di fibra,  sali minerali e vitamine. Ovviamente ogni bambino è diverso, per cui la corretta dieta deve essere stabilita in base alle singole esigenze di crescita, per cui la guida del nutrizionista è fondamentale qualora ce ne sia necessità.

Come si educa alla corretta alimentazione?

Per prima cosa va tenuto presente che il bambino tende a imitare i genitori.  Il pasto è un momento importante della giornata, quindi è bene rispettare gli orari e valorizzare uno stile alimentare sano.

Se non vuole mangiare?

Ricordiamoci che i cibi rifiutati possono essere sempre riproposti a distanza. Le forzature non sono metodi risolutivi, anzi, talvolta si rischia di ottenere l’effetto opposto. Secondo la mia esperienza,  il modo migliore per stimolare l’interesse per il cibo è di rendere il bambino protagonista e non solo consumatore forzato. Fare la spesa e preparare il pasto insieme è un modo per far conoscere gli alimenti con tutti i sui sensi.

In conclusione

il consiglio che posso dare alle mamme per affrontare senza ansie l’approccio “al piatto” è quello di offrire un panorama vasto di alimenti cercando sempre una dieta completa e bilanciata. Ricordiamoci che il bambino conosce il mondo attraverso il gioco, così mangiare cibi diversi lo stimolerà a sviluppare il senso del gusto, fondamentale per la vita da adulto. È bene ricordare che il rifiuto per alcuni cibi o la paura di provare gusti nuovi, se non risolti in tempo possono portare a problemi di malnutrizione, specie nel momento più delicato dello svezzamento.

A cura della Dott.ssa Barbara Danielli

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